Blog: http://Feuilleton.ilcannocchiale.it

"La dolorosa verita’: tutti i terroristi del mondo sono mussulmani!"

No, non e’ il titolo de l’ultimo editoriale di Feltri ma piuttosto di un articolo firmato da Abdel Rahman al-Rashed (general manager del network televisivo Al-Arabiya) pubblicato l’altro ieri dal Daily Telegraph (05/09). It is a certain fact that not all Muslims are terrorists, but it is equally certain, and exceptionally painful, that almost all terrorists are Muslims”: non tutti i mussulmani sono terroristi, ma (quasi) tutti i terroristi sono mussulmani, scrive al-Rashed. Poi inizia il ‘doloroso’ elenco; i bambini di Beslan, i 12 nepalesi in Iraq, la popolazione mussulmana non-araba del Darfur, le vittime degli attachi ai complessi residenziali a Riyadh e Khobar, i passeggeri dei due aerei russi abbattuti, le vittime di Bin Laden (per non parlare degli israeliani): “terrorism has become an Islamic enterprise; an almost exclusive monopoly, implemented by Muslim men and women”. “Does all this”, si chiede l’autore, “tell us anything about ourselves, our societies and our culture?”. E poi il passaggio fondamentale: “let us start with putting an end to a history of denial. Let us acknowledge their (atti terroristici) reality, instead of denying them and seeking to justify them with sound and fury signifying nothing. For it would be easy to cure ourselves if we realise the seriousness of our sickness.” Grave ‘malattia’ quindi quella che affligge l’Islam (ed il resto del mondo ne paga le conseguenze), e questa volta non e’ un fanatico neoconservatore americano ad avere il coraggio di ammetterlo. Daniel Pipes, elogiando l’articolo, scrive che la vittoria contro l’Islamismo dipendera’ dal grado di diffusione di opinioni simili. Certo, l’idea che l’Islam sia semplicemente una “innocente e benevola religione”, come scrive al-Rashid, e’ molto discutibile; basta ‘sfogliare’ siti come faithfreedom.org (Ali Sina), jihadwatch.org (Robert Spencer) o isisforum.com (Ibn Warraq) per iniziare a coltivare dubbi sulla presunta intrinseca ‘innocenza’ e ‘benevolenza’ dell’Islam. Ma il fatto che una importante voce autoctona abbia stabilito senza ambiguita’ che si sta parlando di vera e propria ‘malattia’ dell’Islam non e’ cosa di poco conto; e se siamo ancora ben lontani dal principio della fine di questa guerra all’Islamismo, si puo’ almeno sperare che la ‘fine del principio’, per utilizzare un’espressione churchilliana, si stia lentamente avvicinando.

Mi piacerebbe poter fare una domanda al Telegraph: perche’ il titolo della versione araba (quello che apre questo post) non e’ stato mantenuto?

Pubblicato il 7/9/2004 alle 15.32 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web